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306. Mariano Rossi

Allegoria per le nozze di Alessandro Magno con Roxana: la Prosperità
Allegoria per le nozze di Alessandro Magno con Roxana: la Forza
coppia di oli su tela, cm. 47×104

Si acclude perizia del prof. Nicola Spinosa del 14.11.2021, di seguito pubblicata integralmente:
” Inediti e in buono stato di conservazione, sono i bozzetti relativi a due lati dell’affresco raffigurante le Nozze di Alessandro con Roxana dipinto nel 1787 dal siciliano Mariano Rossi nella volta del Salone di Alessandro che si trova al centro del ‘piano nobile’ della Reggia di Caserta, tra l’Appartamento settecentesco e quello ottocentesco.
Il Rossi (il cui nome originario era Mario Antonio Russo) si era trasferito a Roma dalla Sicilia dopo una iniziale formazione come pittore prima a Sciacca presso Gaspare Testoni, poi a Palermo presso Filippo Randazzo. A Roma, dopo un breve soggiorno a Napoli nel 1744, fu prima in contatto con Francesco Mancini e con Corrado Giaquinto, poi entrò a far parte dell’atelier di Marco Benefial, elaborando e portando a maturazione, sul loro esempio, e soprattutto con l’utilizzo dell’affresco, soluzioni di temperato classicismo in chiave di rischiarato e impreziosito barocchetto. Accolto nel 1764 nell’Accademia di San Luca, dopo aver lavorato per varie chiese romane e dopo un breve ritorno a Sciacca per vari lavori (1767-68), nel 1770 fu a Torino, presso la corte di Carlo Emanuele III, duca di Savoia e re di Sardegna, per decorare a fresco l’appartamento estivo del Palazzo Reale con l’Allegoria delle Arti e per altri interventi nelle adiacenti camere delle principesse.
L’incarico per la decorazione a fresco della volta del Salone di Alessandro nella Reggia casertana gli venne assegnato su indicazione diretta di Ferdinando IV di Borbone, re di Napoli e dal 1820 delle Due Sicilie, che il pittore seguì poi a Palermo, quando il sovrano fu costretto a lasciare la capitale a seguito dei moti giacobini del 1798 che diedero vita alla breve esperienza della Repubblica Partenopea. Il Rossi morì a Roma, dove era tornato l’anno precedente in compagnia di Luciano Bonaparte, nel 1807.
Nell’affresco di Caserta, come nei due bozzetti qui in argomento, il pittore, al culmine della piena maturità e del maggior successo, mostra, con una resa qualitativa superiore a quella riscontrabile nella produzione precedente e successiva, notevole sensibilità e straordinaria finezza sia nella resa di forme e volumi che nella spettacolare definizione del vasto e articolato impianto compositivo: il tutto attraverso l’utilizzo accorto e sapiente delle luci e, soprattutto, di delicate e trasparenti stesure di rischiarate materie cromatiche. Così da collocarsi, verso la fine del Settecento e in chiave moderna, pur negli anni delle ormai dilaganti tendenze neoclassiche, nel solco delle passate esperienze romane, tra tardobarocco, rococò e moderato classicismo, in particolare di Corrado Giaquinto prima e di Marco Benefial poi.

Brevi riferimenti bibliografici

G. Sestieri, Per M.R., in Paragone, XXXI (1980), 359-361, pp. 36-60; C. Siracusano, La pittura del Settecento in Sicilia, Roma 1986, pp. 317-324; L. Barroero, R.M., in La pittura in Italia. Il Settecento, a cura di G. Briganti, II, Milano 1990, p. 858; G.M. Jacobitti – W. Frizzi, La reggia di Caserta, Napoli 1993, pp. 64-66.”

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