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73. Tazza con piatto

in porcellana bianca, dorata e alcuni particolari in rosso ferro e nero.
Venezia, manifattura Giovanni Vezzi, 1720-?27, marca C T sulla tazza visibile solo in trasparenza e marca A G sul piatto, la tazza cm. 7,5; il piatto d. cm. 12 (doratura usurata in alcuni punti).
Prov.: già collezione Luzzatto, Milano.
Bibl.: G. Morazzoni-S. Levy, Le porcellane italiane, Milano 1960, tav. 13b; F. Stazzi, Porcellane della casa eccellentissima Vezzi (1720-1727), Milano 1967, tavv. XXXVI-XXXVII; S. Levy, Tazzine italiane da collezione, Milano 1968, tav. 4; L. Melegati, Giovanni Vezzi e le sue porcellane, Milano 1998, pp. 62-63, n. 7.

L?alta tazza e il relativo piatto, profilati da svolazzi dorati in oro, sono decorati da un grande stemma coronato racchiuso entro un cartiglio dorato: sulla tazza è rappresentata un?aquila sovrastante due spade incrociate e un gallo sottostante, attributi qualificativi del blasone della famiglia piemontese dei Galussio; sul piatto campeggia un analogo stemma racchiudente le iniziali F G a comprovare la nobile committenza.
Solo di recente, grazie agli studi approfonditi in materia del decoro araldico nella manifattura Vezzi effettuati da Nicolò James Montanari, si è potuto sciogliere ogni dubbio circa l?antica appartenenza/committenza di questo manufatto. Scrive Montanari ?? Giovanni Battista Galussio da Rivoli fece registrare nei ?consegnamenti d?arme del 1687? uno stemma a loro già concesso da Carlo Emanuele I nel 1622. La blasonatura riporta << Uno scudo di Gueles a due bordoni in saltarello accompagnati da tre stelle e un gallo in ponta d?oro sotto fronte del medesimo ad un?aquila membrata e coronata de Sabia>>. Quest?arme è incontrovertibilmente riprodotta nello stemma presente sulle chicchere del servito. Ad avvalorare tale attribuzione, c?è l?unica altra immagine nota di questo stemma che si trova intagliata su di un banco da chiesa nel duomo di Torino?.
?Questa tazza con piattino fa parte di un eccezionale gruppo di quattro chicchere accompagnate dai loro piattini (F. Stazzi 1967)?: oltre alla nostra un?altra del medesimo servizio è conservata a Trieste in Collezione Lokar, inv. 47 (si veda AA.VV., Porcellane italiane dalla Collezione Lokar, Cinisello Balsamo 2013, p. 43, n. 15); le altre due sono in collezione privata.

1 G. Mola di Nomaglio, Dizionario araldico Valsusino, Passato (e presente) della Valle di Susa attraverso la rappresentazione araldica, Disegni a colori tratti dal Blasonario Subalpino di Federico Bona, Presentazione di Piero Del Vecchio, Prefazione di Gian Savino Pene Vidari, Susa, Segusium – Società di Ricerche e Studi Valsusini, 2007, p. 157 (la figura non è riprodotta).
2 G. Mola di Nomaglio, Il firmamento nelle armi gentilizie subalpine, in: L?identità genealogica e araldica. Fonti, metodologie, interdisciplinarità, prospettive, Atti del XXIII Congresso internazionale di scienze genealogica e araldica, Torino, Archivio di Stato, 21-26 settembre 1998, Roma, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Ufficio Centrale per i Beni Archivistici, 2000, pp. 967-1026 (e in partic. p. 1005).
3 Luisa Clotilde Gentile, Gli stemmi della Reale Basilica di San Lorenzo.Appunti araldici, storici, genealogici, in L’araldica dello scalpello, Atti del Convegno, Torino, 27 novembre 2010, a cura di Fabrizio Antonielli d’Oulx, Torino, Vivant, 2011, pp. 369-390 (e in partic. pp. 388-389).

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