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89. Scultura

in biscuit raffigurante Agrippina seduta.
Napoli, manifattura Giustiniani, 1825-’30, marca incussa nella pasta: Giustiniani con lettere I.N., cm. 23x20x8

Riportiamo in parte la relativa scheda di Angela Caròla-Perrotti:
“La Agrippina in biscuit di Giustiniani riproduce fedelmente il modello creato da Filippo Tagliolini per la Real Fabbrica Ferdinandea partendo dal marmo farnesiano del Museo Archeologico di Napoli (inv. 6029). La versione è tanto fedele da confermare l’ipotesi da me stessa formulata, che le forme della manifattura borbonica siano passate -non si sa quanto legalmente- alla manifattura dei Giustiniani dopo la chiusura della gestione Poulard-Prad (cfr. A.Caròla-Perrotti, I marchi del Giglio di Capodimonte e della N. coronata Ferdinandea nelle porcellane di Doccia, in “Quaderni degli Amici di Doccia”, Firenze 2008, ill. 2, 3a-b, 4a-b, pp. 63-65). L’Agrippina in biscuit di Giustiniani presenta anche la stessa differenza di modellato nella sedia attuata da Tagliolini rispetto al modello originale farnesiano. Ad avviso di chi scrive fu indubbiamente felice la modifica elegante di chiudere da tutti i lati la sedia all’interno dei suoi piedi di sostegno per eliminare quel greve richiamo ai sedili “di comodo” settecenteschi. Soluzione questa che peraltro non compare più nella versione in terracotta degli stessi Giustiniani dove è invece ripristinato il sostegno troncoconico ripreso con totale fedeltà dal modello antico di Napoli anche nel particolare dei due anelli decorativi alla base e a tre quarti di altezza. Tanta iniziativa da parte dei Giustiniani sembra tuttavia sospetta e si potrebbe supporre che Tagliolini abbia eseguito entrambe le versioni, probabilmente in un primo tempo la versione del tutto fedele in terracotta e successivamente quella dal sedile modificato. Potrebbe così trovare una spiegazione la presenza negli inventari della fabbrica del 1807, quando vengono riportati due differenti modelli di Agrippina -con le due diverse forme- definite Agrippina Maggiore e Agrippina detta Minore (cfr. A. Gonzàlez-Palacios, Lo scultore Filippo Tagliolini e la porcellana di Napoli, Torino 1988, scheda 48, p. 169) peraltro poste in vendita a un prezzo praticamente identico (…). Sia dell’Agrippina in biscuit che del suo modello in terracotta dei Giustiniani non sono noti a tutt’oggi altri esemplari.”

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