Le lacche veneziane

Simbolo peculiare della storia del mobile veneziano del ‘700 è la lacca, che grazie alla grande capacità esecutiva dei “depentori” diventa l’elemento decorativo per eccellenza dell’epopea artistica della Serenissima. Fonte di ispirazione furono fin dal XVII secolo le chinoiseries; provenienti dal lontano Oriente e accolte con grande entusiasmo a Venezia, furono inizialmente oggetto di importazione su larga scala, successivamente imitate per divenire infine vere e proprie creazioni autonome e originali. Questa moda all’orientale dilagò in tutta Europa e nacquero un po’ ovunque veri e propri “cabinets des chinoiseries”, dove venivano esposte preziose  collezioni non solo di oggetti in lacca, ma anche di giade, avori, tappeti e porcellane, entro ambienti  di sapore esotico, appositamente costruiti per accoglierle: dal gabinetto in lacca nera del Castello di Rosemborg a Copenaghen al Padiglione giapponese costruito da Augusto il Forte a Dresda, dalla Maison des Indes di Massimiliano II di Baviera a Nymphenbourg alla Stanza…

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Gli “Arlecchini” di Montelupo

Nel periodo del “figurato tardo”, che ha la sua piena espressione nella prima metà del ‘600, si colloca il filone dei cosiddetti “arlecchini”, protagonisti indiscussi del successo della ceramica di Montelupo, tanto celebrata dalla storiografia e dal collezionismo europeo otto-novecentesco. Un filone il cui carattere peculiare è costituito, nella grande maggioranza dei casi, da una precisa sintassi figurativa: una singola figura occupa l’intera superficie del piatto, quasi sempre a fondo giallo, in movimento entro un paesaggio estremamente semplificato, a quinte laterali con picchi rocciosi dalle cime arrotondate e scarsa vegetazione ad antenna, un terreno acciottolato in primo piano e una fascia di prato soprastante. Si tratta di alfieri e tamburini, spadaccini e contadini, alabardieri e personaggi della commedia dell’arte; uomini, spesso con baffi e cappello nero a larga falda, con il colletto bianco, giubba e brache rigate corte al ginocchio, calzature nere, a volte piccole, a volte di forma allungata,…

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Manifattura Ginori a Doccia

Il decoro “a vedute“ Una delle principali decorazioni della manifattura Ginori a Doccia all’inizio del secolo XIX è quella che nei documenti di archivio viene definita “a vedute“. Fu introdotta a Doccia probabilmente dal pittore fiorentino Ferdinando Ammannati (ante 1781-post 1823) che, dopo la sua esperienza alla Real Fabbrica Ferdinandea di Napoli, ritornò a Firenze. L’artista, che aveva raggiunto Napoli attorno al 1781 assieme ad altri lavoranti già precedentemente a Doccia e lì si era distinto in particolare come “miniatore di vedute”, sarà presente alla Manifattura Ginori a partire, presumibilmente, dal 1809 e fino al 1823. Il primo documento che conferma la presenza dell’Ammannati a Firenze risale al 3 gennaio 1810, quando Carlo Leopoldo Ginori-Lisci (1788-1837) gli concede una discreta somma “a compensazione delle vedute e disegni da lui portati da Napoli e consegnati alla fabbrica”. L’Ammannati, però, non viene impiegato soltanto nella decorazione delle vedute, ma anche in numerosi…

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Il presepe napoletano

Peculiarità della concezione del presepe napoletano è di essere maturata in ambiente laico; prova ne sono le inconsuete varianti narrative, non solo quelle legate alla narrazione evangelica, ma anche quelle desunte dalla cultura e dalla tradizione partenopea. Alla scena della Nascita di Gesù si affiancano infatti episodi ispirati ad una quotidianità a volte cruda, a volte ironica, a volte intrisa di spiritualità, quasi che il fine di questi presepi non sia quello di suscitare nell’osservatore sentimenti di religiosità attraverso episodi evangelici, ma piuttosto attraverso episodi di una vita colta nella sua varietà e vivacità, essa stessa intrisa di sacralità. Lo scoglio, cioè la scenografia del presepe, in legno, sughero, cartapesta, ha diverse fonti di ispirazione: i paesaggi pittoreschi di Salvator Rosa, i paesaggi con rovine di Viviano Codazzi, i paesaggi ameni di Giacinto Gigante; la scena si anima di pastori, termine unico che definisce genericamente ogni personaggio, chiunque esso rappresenti.…

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Taccia, la “lampada sbagliata” di Castiglioni

“Con Taccia ho progettato una lampada a riflettore da tavolo che non facesse ricorso a complicati congegni meccanici: la semisfera in vetro poggia, in modo assolutamente libero e facile da muovere, sulla base cilindrica alettata”. Così Achille Castiglioni scrive nel 1997 su Casabella,  rivendicando ancora l’appartenenza di questo oggetto al “razionalismo della scuola d’architettura del nord Italia”, contro chi la confondeva per una lampada post-moderna. Taccia, progettata nel 1958 e nel 1959 presentata all’Institute of Design dell’Illinois e all’Institute of Technology di Chicago, era inizialmente ideata con l’iconico diffusore in plastica trasparente. Successivamente, viste le deformazioni create su di esso dal calore, si pensò di sostituire alla plastica il vetro soffiato a Murano e così nel 1962 entrò in produzione da Flos. Da allora questa lampada “pensata in modo sbagliato” è diventata uno dei pezzi archetipici della storia del design. Ancora Achille Castiglioni, in una intervista del 1970, definisce Taccia…

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Sugli specchi veneziani

Quattro importanti lumiere realizzate a Venezia agli inizi del XVIII secolo andranno in asta il 25 settembre (lotto 131); scopriamo qualcosa in più sulla genesi di questa forma artistica famosa in tutto il mondo. I primi specchi di vetro furono prodotti nel XVI secolo ed ebbero una grande diffusione nel XVIII secolo. A Murano, nel 1570, fu concesso ai fratelli Dal Gallo di fabbricare specchi di vetro “secondo un procedimento segreto”. Poco più tardi, furono ampiamente realizzati specchi in lastra di vetro dagli specchieri di Murano (spegeri), che nel 1569 si costituirono in corporazione. A Murano le lastre da specchio erano preparate nelle fornaci appartenenti al colonnello dell’Arte vetraria dei fabbricanti di quari e lastre. I maestri che producevano lastre da specchio venivano chiamati maestri da quari. Le lastre da specchi erano ottenute da grossi cilindri soffiati (vessighe), scalottati e aperti a caldo mediante incisione. Il cilindro, poi, mantenuto caldo, veniva fatto…

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